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Speedmaster di Omega, un orologio nato tra le stelle

Speedmaster

È su questo quadrante che il pilota Buzz Aldrin ha posato gli occhi quando, alle ore 20:18 UTC del 20 luglio 1969, l’Apollo 11 ha toccato per la prima volta il suolo lunare. Ideato nel 1957, Io Speedmaster di Omega si è così guadagnato il soprannome di “Moonwatch”. E, dopo la drammatica missione dell’Apollo 13, anche lo Snoopy Award della Nasa per il contributo fornito in quell’occasione alla salvezza degli astronauti.

«Houston, we’ve had a problem here»

Sono le 21:07 del 13 aprile 1970 quando Jack Swigert, pilota dell’Apollo 13, chiama il centro di controllo della Nasa. Uno dei serbatoi di ossigeno della navetta spaziale, in viaggio da due giorni verso la Luna, è esploso a 321 860 km di distanza dalla Terra. Cos’è successo dopo lo sanno tutti, da quando Ron Howard ci ha fatto un film di successo nel 1995. I tre uomini a bordo si rifugiano all’interno del modulo lunare Aquarius. Nonostante questa improvvisata “scialuppa di salvataggio” possieda una postazione di comando autonoma, non è stata progettata per accogliere tre persone. Le sue riserve di elettricità e di ossigeno sono molto limitate e, per economizzare l’energia necessaria al ritorno sulla Terra, 1’80% dei dispositivi viene spento. In particolare vengono disattivati il computer centrale e i sistemi di guida e di climatizzazione, cosa che fa precipitare la temperatura all’interno del modulo a 9 0C. Oltre a queste limitazioni, gli astronauti si trovano ad affrontare un altro grave problema: la quantità di C02 nell’abitacolo aumenta pericolosamente. Come ricordato nei rapporti della Nasa, ogni imprevisto richiede che gli ingegneri a Houston improvvisino sul momento una soluzione. I controllori a Terra hanno davanti a sé una sfida enorme: riscrivere le procedure da zero per poi testarle in un simulatore prima di comunicarle all’equipaggio.

Speedmaster
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Massimiliano Vigilante

Una precisione determinante

Una volta stabilizzati i parametri vitali, occorre posizionare correttamente la navicella sulla traiettoria di ritorno mediante brevi accensioni del motore, per permetterle di rientrare indenne nell’atmosfera terrestre. Avendo spento i sistemi di guida del modulo lunare per risparmiare elettricità, l’equipaggio non ha altro modo che utilizzare i propri orologi Omega Speedmaster per cronometrare i tempi di accensione dei razzi, come racconterà lo stesso comandante Jim Lovell: «Per la nostra ultima manovra abbiamo dovuto agire alla cieca. Non avevano più strumenti di navigazione e l’orologio della navicella era in panne. Abbiamo utilizzato i nostri orologi da polso, non è una leggenda. Per fortuna li avevamo con noi a bordo!».

Quattro giorni dopo l’incidente, l’Apollo 13  ammara felicemente nel Pacifico, i suoi passeggeri sono sani e salvi. Questa affidabilità in condizioni eccezionali varrà a Omega la massima onorificenza assegnata dagli astronauti della Nasa, lo Snoopy Award, che premia l’eccellenza nel garantire la sicurezza e il buon esito di una missione umana.

Speedmaster
Speedmaster

Nato tra le stelle

C’è da dire che, al di là della missione Apollo 13, lo Speedmaster avrebbe comunque meritato questo omaggio per il quotidiano apporto dato alla conquista dello spazio fin dalle sue origini. Ideato nel 1957, questo cronografo, munito di un calibro 321 sviluppato da Lemania e di una scala tachimetrica, va inizialmente a completare la collezione in cui figurano già il Seamaster (sportivo e impermeabile) e il Railmaster (antimagnetico). Il suo aspetto sportivo e virile, senza essere sfacciato, gli assicura un immediato successo tra il grande pubblico, ma nessuno ancora immagina che il suo destino sarà scritto tra le stelle. In quegli anni la Guerra fredda è al suo culmine e, dopo la crisi dei missili di Cuba, si sublima nella conquista dello spazio. Nel 1962 il presidente Kennedy, con la sua celebre frase «we choose to go to the Moon», conferma l’ambizione degli Stati Uniti. Per raggiungere l’obiettivo entro la fine del decennio, vengono messi in campo tutti i mezzi disponibili. Intanto, alla Nasa, gli ingegneri insistono sulla necessità di omologare un modello di orologio affidabile che accompagni lo sviluppo del programma Quello stesso anno, nei laboratori dell’agenzia spaziale decine di orologi da polso subiscono una serie di test drastici. Lo Speedmaster si dimostra il più convincente. Una storia d’amore che da allora non s’è mai interrotta, visto che le declinazioni contemporanee di questo celebre segnatempo sono tuttora certificate dalla Nasa «for all manned space missions».

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