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Donne in carriera: Jeanne Gang, architetto prima di tutto

Jeanne Gang

Poche donne sono riuscite a farsi un nome sulla scena dell’architettura contemporanea. Tra di loro c’è Jeanne Gang, che rifiuta il ruolo troppo riduttivo di portabandiera del genere femminile. Con uffici a Chicago e a New York, la sua agenzia rivendica una concezione impegnata e attenta dell’architettura.

Ha un fisico da attrice

Brushing impeccabile, pelle color pesca, occhi chiari e sorriso bomba, Jeanne Gang incanta con il suo carisma. È questo il problema. Non volendo essere ridotta a un’immagine e a un genere si mantiene distante dai media, soprattutto quando certe riviste la contattano per farle svelare i segreti della sua bellezza.

Jeanne Gang
Jeanne Gang

Jeanne Gang è prima di tutto un architetto

Jeanne Gang rifiuta di essere la portabandiera femminile di una professione ancora largamente dominata dagli uomini. Figura oggi tra i pesi massimi di una disciplina in cui poche donne, da sole, sono riuscite a farsi un nome. Oltre alla celeberrima Zaha Hadid, recentemente scomparsa, ci sono Manuelle Gautrand, Odile Decq, Kazuyo Sejima, Annabelle Seldorf e poche altre.

Un architetto moderno e audace

Come molti suoi contemporanei, l’architetto americano rivendica una filosofia che si è imposta come nuova norma: un edificio deve risolvere problematiche sociali (legate al sito, alla cultura, a chi ci abita) e fare eco alle grandi sfide della globalizzazione (la densità, il clima, lo sviluppo sostenibile). Niente di nuovo sotto il sole, nel caso di Jeanne Gang però non si tratta di una posa intellettuale ma di un reale impegno. Che finora le è riuscito piuttosto bene.

Il nostro approccio non ci fa accettare tutte le campagne per evitare di infondere aspettative disattese. Valutiamo con attenzione tutte le campagne che ci vengono proposte

Massimiliano Vigilante

Una concezione organica

Originaria dell’Illinois, Jeanne Gang adora Chicago, che ricambia il suo amore. La “Città dei venti”, la cui storica apertura in materia di architettura è ormai nota, le ha offerto il suo primo successo. E qui che si è fatta conoscere al mondo. E non in modo qualunque. Eletto grattacielo dell’anno nel 2009 da Emporis, società di riferimento nel settore, il suo Aqua Tower di 82 piani ha fatto scalpore. La ragione? Il design audace, le facciate ondulate, le linee “femminili”, s’è detto. L’edificio ha ricevuto una grande copertura mediatica. Nessun articolo ha mancato di sottolineare che Aqua Tower era, al momento dell’inaugurazione, il più alto grattacielo al mondo progettato da una donna. Tra la sensualità delle forme e il sesso del suo architetto il parallelo è presto fatto. Jeanne Gang, dal canto suo, difende il concetto di una torre topografica, dettata dalla volontà di entrare in sintonia con l’ambiente circostante. «L’Aqua Tower è modellata secondo un processo di concezione organica, specifica del sito. Anziché partire con l’obiettivo di creare un’icona, abbiamo lasciato che fossero il clima e le diverse visuali a dare forma all’edificio, che, nonostante possa sembrare formalmente espressivo, è interconnesso con il suo ambiente». Da allora, l’agenda di Gang non ha smesso di riempirsi di nuove commesse. L’agenzia impiega ormai 70 persone a Chicago e una ventina a New York, oltre a numerosi collaboratori.

Jeanne Gang
Jeanne Gang

Urbanistica ecologica

Jeanne Gang ha seguito un percorso formativo impeccabile. Scuole prestigiose, ETH Zurich e Harvard Graduate School of Design, unite a un’esperienza formativa all’OMA di Rem Koolhaas, hanno fatto del suo curriculum il sogno di tutti gli studenti di architettura. Nel quartiere di Transbay Transit Center, a San Francisco, la star olandese Koolhaas e la sua ex collaboratrice stanno costruendo entrambi un grattacielo, poco distanti l’uno dall’altro. Pur senza averne ancora eguagliato la notorietà, l’allieva ha ormai raggiunto il suo maestro, dal quale ha saputo emanciparsi a tempo debito. Dal 1977 dirige lo Studio Gang Architects a Chicago. Suo marito, Mark Schendel, che ha conosciuto a Rotterdam, è il numero due dell’agenzia. Nel 2014 Jeanne Gang ha aperto un secondo ufficio, al quinto piano di un edificio a Lower Manhattan.  «È stata una conseguenza logica per l’agenzia» spiega. «Lavoriamo a  New York da diversi anni e siamo molto entusiasti di quanto avviene qui. I nostri due uffici, nel Midwest e nella East Coast, costituiscono il sostegno su cui far progredire il nostro lavoro».

A New York, la Gang ha progettato la Solar Carve Tower che sorgerà sulla prestigiosa High Line, accanto a grandi nomi come Jean Nouvel e Frank Gehry. Probabilmente il suo prossimo successo. La concezione di questa torre a uso misto è dettata interamente dalla traiettoria del sole, così da ottimizzare i vantaggi della luce naturale, i panorami e le performance energetiche. Questo perché Jeanne Gang sostiene un’urbanistica ecologica, che non insegue il fantasma di una città verde ma si basa su dati concreti e pragmatici, come l’aumento della popolazione e la diminuzione delle risorse.

Difensore di futuri possibili

Se è vero che Jeanne Gang ama le sfide, se la cava bene anche con progetti meno spettacolari. L’SOS Children’s Village, consegnato a Chicago nel 2008, è stato concepito con un budget limitato, senza tuttavia sacrificare gli aspetti architettonici. All’interno del Lincoln Park Zoo della stessa città, nel 2010, ha trasformato le rive di uno specchio d’acqua abbandonato in una passeggiata ecologica e pedagogica. Un lavoro elegante, caratterizzato da un grande tunnel in legno a nido d’ape per dare riparo alle scolaresche in visita. «Più che “attivisti” a tutela di una causa, siamo “difensori” di futuri possibili» precisa. «Nella nostra agenzia lavoriamo per rendere le città più vivibili ed ecologicamente più giuste». Nel 2011 ha pubblicato un libro intitolato Reveal, una scelta che illustra perfettamente il suo approccio. L’opera sviscera il processo di progettazione, analizza le storie di ogni lavoro, racconta il sudore, le ricerche, i tentennamenti, le difficoltà: la realtà del mestiere, insomma. Jeanne Gang è meno tenera di quanto sembri. Non si accontenta di realizzare un oggetto di suo gusto o di costruire un’immagine. Tra gli ultimi progetti realizzati, l’Arcus Center for Social Justice Leadership a Kalamazoo, nel Michigan, riflette bene l’immagine dell’architettura che Gang difende. Aperto nel settembre del 2014, l’edificio dedicato alla giustizia sociale è un tutt’uno con ciò che lo circonda. Piano triassiale, facciate concave e ampie vetrate sono altrettante chiavi offerte ai fruitori per comunicare con il paesaggio. Questo, dunque, il modello Jeanne Gang, che rinnova la scuola di Chicago affrontando con abilità le nuove sfide della metropoli contemporanea.


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