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Arte & sport, ecco quali sono i principali fattori vincenti

Dallas

A suon di milioni spesi nei settori dell’arte e dello sport (e spesso in entrambi) i tycoon di Dallas hanno dato un nuovo volto alla loro città, facendola entrare nel club esclusivo degli hub dell’arte.

Sono 22 i multimiliardari di Dallas ben piazzati nella classifica di Forbes delle 500 maggiori fortune del pianeta. Ma sono più di 1 000 gli abitanti della città texana con almeno un miliardo di dollari sul conto corrente. Gente che può fare il bello e il cattivo tempo nei mondi dello sport, dell’urbanistica e dell’arte. Dimenticate gli stereotipi: non portano tutti lo Stetson. È finito il tempo dei pozzi e dei re del petrolio. O quasi. Alcuni magnati delle Oil companies sono ancora lì, ma hanno appeso al chiodo il cappello da cowboy e gli stivali bling style. Passati gli entusiasmi per l’oro nero, una generazione più chic ha spinto negli anni Big D alla ribalta della scena mondiale dell’arte contemporanea. I loro cognomi sono Nasher, Jones, Perot, Headington, Rachofsky, Crow… Ognuno ha voluto il proprio museo, la propria collezione d’arte e un parco o un edificio firmato da un grande nome dell’architettura: Raymond Nasher (scomparso nel 2007) un iconico museo dedicato alla scultura; Ross Perot, fondatore di Electronic Data System e candidato alle elezioni presidenziali negli anni Novanta, un museo della scienza; Trammell Crow, potenza locale nel settore dell’arredamento, un museo di arte dell’Estremo Oriente. Howard Rachofsky e la moglie Cindy, insieme ad altre ricchissime coppie appassionate di arte contemporanea Marguerite e Robert Hoffman, Deedie e Rusty Rose – hanno inoltre deciso di donare dopo a loro morte le proprie collezioni al Dallas Museum of Art. Shanghai, New York, Londra e Los Angeles hanno ora una rivale. Anche l’aeroporto ha avuto la sua fetta di torta: i finanziatori hanno speso una decina di milioni di dollari per una cinquantina di opere destinate ai terminal. Senza contare gli investimenti nell’arte dei grandi gruppi, come AT&T.

Dallas
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Una campagna di Email Marketing è mal sfruttata se poi non è associata ad una strategia “long-Tale”

Massimiliano Vigilante

Dallas
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Rivitalizzazione cittadina

Dallas si sta imponendo come nuovo hub per galleristi, artisti e appassionati del contemporaneo. «Lo specchio in cui si riflette il futuro di Dallas è la cultura» sottolinea Philip J. Jones, a capo del Dallas Convention & Visitors Bureau. Oggi la rivitalizzazione di una città passa dall’high-tech, ma anche dall’estetica. Gli ingredienti a Dallas ci sono tutti: innanzitutto i soldi, poi lo spazio, infine l’architettura. Tutto questo costituisce un buon vettore per il turismo. Obiettivo: rendere Dallas una città più amabile e una destinazione ambita. «Fra dieci anni Dallas sarà importante per l’arte contemporanea quanto New York, LosAngeles o Shanghai» dice Howard Rachofsky. E lui sa di che cosa parla. La sua galleria, The Warehouse, occupa un immenso deposito ristrutturato su Inwood Road, non lontano dal Love Field Airport, secondo aeroporto cittadino. Qui sono raccolte un migliaio di opere. Tutta questa presenza artistica ha avuto un impatto sulla fisionomia della città. Con l’inaugurazione dell’AT&T Performing Arts Center nell’Arts District (nel 2009), Dallas è diventata l’unica città al mondo ad avere quattro edifici dedicati all’arte e concepiti da architetti che hanno vinto il Pritzker Prize. Tra Main Street, West End e Flora Street, la “spianata dei musei” è un altro passo per dare alla driving city dominata dall’auto una dimensione più umana.


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